Agnello Pasquale - La tavola è imbandita posate e bicchieri scintillano al sole di primavera Da ogni piatto si levano lunghi strazianti gemiti urla di dolore senza fine La morte nei piatti Il dolore nel mio cuore Finirà mai tutto questo orrore? Dov’è mai l’amore?
Mancano pochi giorni alla Pasqua, ma il destino per gli agnelli e’ stato gia’ segnato. Fatti nascere per vivere solo pochi giorni, appena poche settimane di vita, e destinati al macello. Ancora piccoli, ancora con la voglia di giocare tipica dei cuccioli che tanto apprezziamo nei nostri compagni cani. Le nostre macellerie, pero’ sono piene di altri cuccioli che abbiamo scelto di mangiare. Riserviamo agli agnelli una morte cruenta, e spesso lo stordimento non e’ sufficiente ad alleviare la loro paura e il loro dolore. Personalmente non mangio agnelli, non mangio nessun animale e nessun derivato animale. Preferisco non fare differenze fra specie animali. Nessun cane nel mio piatto, nessun agnello.
Tra pochi giorni molte famiglie si troveranno a tavola con i rituali che la Pasqua si porta appresso: la colomba, l’uovo e naturalmente l’agnello. Agnello e uova sono, per ebrei e cristiani, i simboli della Pasqua, una festa comune alle due religioni. Gli ebrei festeggiano la liberazione della schiavitù degli egiziani, e l’agnello ricorda il sacrificio offerto a Dio prima della partenza, mentre i cristiani commemorano la risurrezione di Cristo e l’agnello, per loro, simboleggia il sacrificio di Gesù, “agnello di Dio”.
In un modo o nell’altro l’agnello finisce per rimetterci la pelle, macellato senza tanti complimenti con il taglio della gola. Ma la sua sofferenza non è tutta qui. Magari. La sofferenza e le torture partono da molto lontano, dai paesi dell’Est. L’Italia, che ha un consumo pro capite di circa 6 Kg/anno di carne ovina, non ce la fa con i suoi agnelli a soddisfare i fabbisogni che si impennano durante le feste pasquali. Deve quindi ricorrere ai grossi TIR che partono dalla Polonia e da altre nazioni europee, pieni ze
ppi di animali nati da pochi giorni, cui tocca affrontare viaggi estenuanti senza soste e senza bere né l’acqua né il prezioso e bramato latte materno.
La Pasqua, accompagnata dalla sua consueta sanguinaria mattanza festiva, è ormai prossima. Date retta, lasciate perdere agnelli e capretti sacrificali. Date un calcio alla tradizione dell’agnello. Cristo risorgerà lo stesso.

Livette Dice:
on Aprile 17, 2007 at 5:01 am
Nice blog!