°..tHe DaiKoN SToRy ..°

“I daikon sono quei ravanelli giapponesi bianchissimi che capita di trovare nei negozi di verdure biologiche. Un tempo non venivano attaccati da agenti patogeni,mentre quelli moderni sono vulnerabilissimi. Cosa è accaduto? Il daikon è stato migliorato dal punto di vista dell’uomo, ovvero è stato reso più grosso,tenero, dolce. Occorrerebbe però chiedersi se si tratti di un progresso anche dal punto di vista del daikon, che in natura è più sottile, amaro e scuro di colore, però notevolmente più robusto. Il daikon migliorato dell’uomo, dal punto di vista del daikon stesso, ovvero della sua forza e della sua salute, è solo un daikon deforme, malato, indebolito, una caricatura di se stesso. Come l’oca di Strasburgo, dal punto di vista dell’oca, è solo un’oca molto malata al fegato. Come Hansel e Gretel nella gabbia della strega sono solo dei bambini ingrassati per il macello. Ecco l’effetto dei gusti dell’uomo, della sua preferenza per il facile, il morbido, il dolce, per cui ha autorizzato se stesso a snaturare ogni cosa per adattarla ai suoi comodi, alterando un equilibrio in cui ogni essere vivente, piante incluse, era dotato di un margine ragionevole di autosufficienza e salute. Tutto per via del lusso, della mollezza dei gusti, della corruzione dei palati! E chissà se l’uomo primitivo era davvero tanto sano. Cibandosi di radici amare, di cibi che non gli danneggiavano i denti, non era indotto a mangiare più dello stretto necessario, niente gli lusingava la  gola al punto di farne un inerme ghiottone.   […]

Forse non è così lontana dal vero la storia della Genesi, che attribuisce la perdita del Paradiso Terrestre all’opera di un tentatore che è riuscito a convincere di avere qualcosa di meglio da offrire.Non c’è dubbio: il serpente è stato il primo pubblicitario.  […]

Sviluppo e progresso non sono sinonimi. Lo sviluppo è produzione di cose superflue, che non servono, addirittura intasano, opprimono, alimentano le discariche.Il progresso è produzione di beni che servono davvero all’uomo, e che possono anche non essere merci, bensì lavoro, cura per conservare la salute dell’ambiente.

Meglio non fare, piuttosto che fare a danno della Natura.” 

 da “L’orto di un perdigiorno” di Pia Pera

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